{"id":514,"date":"2007-05-02T22:31:21","date_gmt":"2007-05-02T21:31:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.zarrelli.org\/new_blog\/?p=514"},"modified":"2007-05-02T22:31:21","modified_gmt":"2007-05-02T21:31:21","slug":"e-vissero-tutti-giornalisti-e-contenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zarrelli.org\/blog\/e-vissero-tutti-giornalisti-e-contenti\/","title":{"rendered":"E vissero tutti giornalisti e contenti"},"content":{"rendered":"<p>Sono un consumatore atipico di BarCamp o forse tipico, chiss\u00e0. Sta di fatto che allo <a href=\"http:\/\/barcamp.org\/ZenaCamp\" target=\"_blank\">ZenaCamp<\/a> ho fatto di tutto, tranne che seguire gli interventi della giornata, passando il tempo a conoscere qualcuno, a parlare con qualcun altro, a gironzolare con altri ancora.<\/p>\n<p>Interventi, tutti evitati tranne uno. Eh, si, mi sono seduto comodamente su una sedia ad ascoltare <a href=\"http:\/\/blog.stefanoepifani.it\">Stefano Epifani<\/a> illustrare il progetto <a href=\"http:\/\/www.bloglab.it\">BlogLab<\/a> e gli obiettivi che questo si prefigge.<\/p>\n<p>L&#8217;idea \u00e8 interessante, creare delle figure professionali, comunicatori inseriti nelle realt\u00e0 aziendali, che sappiano non solo utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla rete ma che, forse, siano coscientemente disposti a sottoscrivere quelle 95 tesi di sapore Luterano che vanno sotto il nome di <a href=\"http:\/\/www.mestierediscrivere.com\/testi\/Tesi.htm\">Cluetrain Manifesto<\/a>.<\/p>\n<p>Bene, i mercati sono conversazioni e i consumatori non sono soggetti passivi ma interlocutori.<\/p>\n<p>Tutto bene ma. Ma, appunto.<\/p>\n<p>Ascoltare Stefano \u00e8 stata un&#8217;esperienza da compiere a occhi chiusi, dimentichi del padrone di casa, intenti ad ascoltare unicamente le parole pronunciate, lasciando da parte la naturale simpatia per chi si ha di fronte.<\/p>\n<p>Eh, si. Esperienza interessante perch\u00e9 inconsciamente, ne sono certo, Stefano non stava descrivendo la nuova figura del comunicatore aziendale, diciamola cos\u00ec, un po&#8217; semplicisticamente. Quello che ne \u00e8 venuto fuori \u00e8 un interessante ritratto delle aspirazioni di non pochi blogger in giro per la rete.<\/p>\n<p>Il professionista deve sapere verificare le fonti, girare per la strada, consumare la suola delle scarpe, fra le pubblicazioni pi\u00f9 interessanti vi sono gli urban blog, esempi di citizen journalism, utili, interessanti, creativi, fondamentali per &#8220;farsi le ossa&#8221; in un ambiente in cui la notizia va cercata attivamente.<\/p>\n<p>Bene, nulla di male. Tranne che questa \u00e8 la descrizione dei miti fondanti del giornalismo, non della comunicazione.<\/p>\n<p>Bene, ogni fede ha la propria epica, i propri miti. E&#8217; giusto che vi siano e che siano riconosciuti tali, che si propongano come archetipi e proprio per questo siano irraggiungibili ma allo stesso tempo costituiscano una condizione ideale alla quale aspirare. Il tutto, lo ripeto, avendo consapevolmente ben presente che si tratta di miti, di idee guida, di una sorta di dirittura etica da seguire.<\/p>\n<p>Ora, che Stefano sia pi\u00f9 o meno inconsciamente legato a questa idea, peraltro nobile, della comunicazione, ci pu\u00f2 stare, anzi. Che, poi, nella pratica, persegua un diverso orientamento, ne sono moderatamente fiducioso.<\/p>\n<p>Comunicare, in azienda, non \u00e8, a mio avviso, fare giornalismo, tanto meno cronaca. Appiattire la figura di chi all&#8217;interno di un ambiente professionale debba coltivare la comunicazione, all&#8217;interno di una struttura, verso l&#8217;esterno, di prodotto, di evento, di quello che volete voi, appiattire questa ricchezza sull&#8217;archetipo del cronista, beh, mi pare davvero riduttivo.<\/p>\n<p>Se nel caso di Epifani, poco mi preoccupo, data la fiducia di cui gli d\u00f2 credito (e di cui non ha bisogno, n\u00e9 ragione), il problema saltella fuori a pi\u00e9 pari nel momento in cui mi guardo attorno e inizio a osservare quei blogger che, in un modo o nell&#8217;altro, aspirano a creare un&#8217;opinione, i cui blog non si trastullano di facezie ma contengono elzeviri e libelli in corto che affrontano temi alati, che volano al di sopra delle teste di molti, e quotidiane avventure della &#8220;gente&#8221; che farebbe meglio a leggere quanto essi scrivono.<\/p>\n<p>Ora, gira e rigira, quello che una volta era un impegno reale dell&#8217;attivit\u00e0 di una coscienza mediamente illuminata, diventa ora lo strumento per l&#8217;appagamento di un desiderio. Il blogger, nasce blogger e desidera morire giornalista.  O meglio, desidera spogliarsi del blog per diventare un opinion maker mainstream.<\/p>\n<p>E cos\u00ec abbiamo introdotto un altro di quei termini che costituiscono il mito e l&#8217;oggetto del desiderio di alcuni, non tutti, i blogger, ovvero diventare mainstream. Il che, dalle nostre parti, significa accodarsi a qualche giornale o a qualche televisione, meglio se nazionale. Anzi, visto che nella televisione di questi tempi vanno soprattutto tette, culi e occhiali dalle montature improbabili, vale la prima, che una trafiletto in quinta non lo si nega quasi a nessuno.<\/p>\n<p>Ce n&#8217;\u00e8 bisogno? Si e no.<\/p>\n<p>Ogni fede ha bisogno di un mito fondante che ne costituisca un&#8217;apertura di legittimit\u00e0, che dia un senso a ci\u00f2 che si sta facendo. E che il tema della legittimit\u00e0 attanagli pi\u00f9 di un blogger, legato a doppio filo con quello dell&#8217;autorevolezza, non \u00e8 cosa nuova.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 scriviamo. E perch\u00e9 dovrebbero stare a leggerci? Perch\u00e9 siamo autorevoli, perch\u00e9 i link al nostro blog pesano, perch\u00e9 le visite contano, perch\u00e9 commentiamo, parliamo, dispensiamo opinioni.<\/p>\n<p>Ma lo facciamo pi\u00f9 assiduamente e meglio dei giornalisti, non lo facciamo per denaro, non siamo costretti in una consorteria, non siamo inquadrati e ordinati. Siamo come i giornalisti, ma meglio, con un piede qua e uno l\u00e0, traendo il meglio di ogni cosa, cos\u00ec competenti da poter dirne di ogni, come un giornalista, cos\u00ec puri da non poter essere adombrati da alcun sospetto.<\/p>\n<p>Questo, almeno, fino a che qualcuno non riuscir\u00e0 a diventare&#8230;mainstream e a prendere ordinatamente il suo tesserino, redivivo Brosio sui marciapiedi della cronaca.<\/p>\n<p>E&#8217; forse la maledizione del mito della stampa, che straripa e dilaga, seducendo e allettando, divorando come Crono i propri figli, la poiesis, la creazione di uno spazio autonomo di legittimit\u00e0 nel quale chi scrive \u00e8 libero di farlo, creandosi i propri miti, le proprie giustificazioni.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 la creativit\u00e0, come ricordano alcune anime belle, il fondamento del lavoro inteso come libera espressione dell&#8217;animo umano, attivit\u00e0 poietica che crea per il piacere di creare, non per un bisogno che risieda al di fuori dell&#8217;atto stesso, in un pantheon altro, alieno.<\/p>\n<p>Il lavoro \u00e8 la libera espressione dell&#8217;animo umano, il post un po&#8217; meno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono un consumatore atipico di BarCamp o forse tipico, chiss\u00e0. 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