{"id":12,"date":"2004-05-21T16:10:50","date_gmt":"2004-05-21T14:10:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.zarrelli.org\/new_blog\/?p=12"},"modified":"2004-05-21T16:10:50","modified_gmt":"2004-05-21T14:10:50","slug":"cosa-il-software-libero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zarrelli.org\/blog\/cosa-il-software-libero\/","title":{"rendered":"Cosa \u00e8 il Software Libero"},"content":{"rendered":"<p>Vi siete mai chiesti cosa significa <strong>Software Libero<\/strong>?<\/p>\n<p>Si potrebbe dire<\/p>\n<blockquote><p>E&#8217; un programma che non si paga<\/p><\/blockquote>\n<p>e potremmo finirla qui.<br \/>\nMa non \u00e8 cos\u00ec. Lasciamo perdere le infinite querelle sul reale TCO (Total Cost of Ownership) di un programma commerciale, closed source e un&#8217;applicazione libera: di solito \u00e8 pi\u00f9 semplice installare e manutenere un programma commerciale e questo aiuta a contenere i costi, ma se avete un buon sistemista Unix, il TCO delle applicazioni libere si abbatte drasticamente.<br \/>\nAdottare un software libero, o <strong>scrivere<\/strong> del software libero vuol dire consentire a chiunque di apprendere dai nostri progetti, aggiungervi le proprie idee, condividere il proprio lavoro, lasciando che questo prenda nuova vita nelle mani di altri e ritorni, un giorno, a noi diverso, si spera migliore.<br \/>\nIl software libero ha anche creato un nuovo mito, quello della programmazione in stile <strong>bazaar<\/strong>, opposto a quello delle applicazioni commerciali, definite in stile <strong>cattedrale<\/strong>: mentre nel primo caso pi\u00f9 persone da diverse parti del mondo collaborano a uno stesso progetto, con solo un minimo di coordinamento, nel secondo caso vi \u00e8 una gerarchizzazione di strutture, per cui troviamo programmatori, project manager, project leader, etc&#8230;ovvero vi \u00e8 una catena decisionale che fa capo a referenti precisi (vedi Eric Raymond, <em>La Cattedrale e il bazaar<\/em>, 1997,  <a href=\"http:\/\/www.apogeonline.com\/openpress\/doc\/cathedral.html\">versione italiana<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.catb.org\/~esr\/writings\/cathedral-bazaar\/cathedral-bazaar\/\">versione originale)<\/a>.<br \/>\nA dire il vero, il mito del bazaar, per quanto romantico e affascinante, ha da tempo subito delle critiche: per dirla in parole povere, \u00e8 difficile pensare che un gruppo di persone lavori su un programma senza che vi sia qualcuno che dia le linee di sviluppo, le idee guida, che abbia la visione del risultato finale. Forse pu\u00f2 accadere per piccoli gruppi, su progetti non molto articolati, ma su applicazioni di qualit\u00e0 paragonabile ai software commerciali, se proprio non esiste una cattedrale, almeno un piccolo santuario \u00e8 necessario che vi sia; figure di riferimento, persone in grado di raccogliere idee e umori e reindirizzarli, incanalarli all&#8217;interno del progetto.<br \/>\nQuesto autunno, un amico mi chiese di scrivere una <a href=\"http:\/\/www.catalogo.mcgraw-hill.it\/pdf\/indice_pref\/4374-1_intro.pdf\">breve introduzione<\/a> al suo libro sull&#8217;Open Source, <em><a href=\"http:\/\/www.catalogo.mcgraw-hill.it\/catLibro.asp?item_id=1684#supplement\">Il software Open Source e gli standard aperti<\/a><\/em>, McGraw-Hill, di Michele Sciabarra, nella quale ho provato a spiegare, in poche parole cosa pu? significare per noi il Software Libero, pensare di creare in modo diverso.<\/p>\n<p>Infine&#8230;quali sono le linee guida del Software Libero? Un elenco preciso di requisiti lo possiamo trovare nel <a href=\"http:\/\/www.debian.org\/social_contract.html#guidelines\">contratto sociale della distribuzione Linux Debian<\/a>, la cui caratteristica saliente ? quella di essere costituita solamente da software libero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi siete mai chiesti cosa significa Software Libero? Si potrebbe dire E&#8217; un programma che non si paga e potremmo finirla qui. Ma non \u00e8 cos\u00ec. 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